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Notizie di Scommesse

Quali bookmaker accettano il pagamento in Bitcoin?

20 marzo 2019 / Davide
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Ne abbiamo sentito parlare tutti, ma ci avviciniamo con circospezione, anche perché talvolta se ne parla in situazioni non esattamente positive. Eppure la moneta virtuale, o criptovaluta, è sicuramente qualche cosa che fa parte ormai del mondo economico e non soltanto, dato che esiste ormai addirittura da dieci anni. È normale che sia diventata un metodo di pagamento per molte transazioni, e naturalmente è entrata anche nel mondo delle scommesse online. Ma in Italia, come è avvenuto per altre novità, viene digerita con una certa diffidenza e gli operatori autorizzati possono accettare solo altri metodi di pagamento, decisamente più tracciabili. In questo articolo cercheremo di avvicinarci a questo mondo, e di capire meglio come ci si sta muovendo in tale ambito in Italia. Da qui arriveremo ovviamente all’unico bookmaker che accetta il deposito con Bitcoin.

Che cos’è la moneta virtuale

Partiamo dalla definizione che della criptovaluta dà Wikipedia, che usa a dire il vero una terminologia abbastanza tecnica, ma da qui cercheremo poi di essere più chiari. Prima di tutto, però, occorre ricordare che cos’è la moneta, la valuta di un paese, o di un complesso di paesi come può essere per esempio l’ Eurozona: il dizionario di italiano Sabatini-Coletti la definisce per estensione “il mezzo di pagamento garantito da uno stato e riferito a una data unità di misura e valore SIN divisa, valuta || m. forte, quella che tende ad apprezzarsi nel tempo rispetto alle altre | m. debole, quella che tende a svalutarsi rispetto alle altre | m. legale, quella che lo stato obbliga a usare nei pagamenti | battere m., coniarla”.

Insomma, la moneta la usiamo quotidianamente, ma definirla in termini assoluti è un po’ più difficile, come vediamo. E così Wikipedia definisce allora la criptovaluta o criptomoneta: “una valuta paritaria, decentralizzata e digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé”. In poche parole, è come la moneta o la banconota che teniamo nel portafogli, o che possiamo spendere nelle transazioni online, ma in realtà è una valuta solo virtuale.

Oltretutto, al momento non ci sono autorità centrali, banche centrali insomma che controllino questo tipo di moneta, gestita attraverso alcuni nodi: ci sono cioè in tutto il mondo degli utenti che attraverso appositi programmi effettuano con i loro computer la funzione di “portamonete”: le banche virtuali sono loro, praticamente. Naturalmente la gestione delle criptovalute è effettuata attraverso specifiche e protocolli, e quindi dei database. La materia è ostica, abbiamo cercato di spiegarla per quanto possibile.

Che cos’è un e-wallet

L’ e-wallet è un portafoglio elettronico, e ormai è entrato nel nostro uso comune: ci consente di effettuare transazioni attraverso il computer o il nostro smartphone. Evidentemente, anche per gestire le criptovalute occorre avere un e-wallet. Bisogna chiaramente capire con quali sia possibile svolgere queste operazioni.

La prima moneta virtuale è stata il Bitcoin

La prima moneta virtuale a nascere è stata il Bitcoin. La sua origine risale al novembre 2008, e del suo inventore si conosce soltanto lo pseudonimo, vale a dire Satoshi Nakamoto, e non si sa neppure se si tratti di una sola persona oppure di un gruppo. Dopo la pubblicazione del protocollo è stata distribuita la prima versione del software client, che è open source, ossia il suo codice sorgente è pubblico e altri programmatori possono modificarlo e apportare estensioni, come del resto durante gli anni è successo, anche se Nakamoto ha lasciato ad altri il progetto già nel 2011.

Senza entrare troppo nel dettaglio di questo sistema, dopo il quale ne sono nati degli altri e quindi altre monete virtuali, diciamo che si basa su due chiavi crittografiche, una sorta di IBAN attraverso il quale si invia o si riceve questo denaro, l’altra invece privata che funziona come un codice PIN: transazioni pubbliche, ma chi le effettua rimane anonimo. E proprio per questo, probabilmente, in Italia ci si va con i piedi di piombo, considerando che non in tutti i paesi si guarda a questa tecnologia nello stesso modo: c’è chi la liberalizza e chi invece pone paletti molto importanti.

Solo a titolo informativo, diciamo che dopo Bitcoin sono nate altre criptovalute, tutte definite Altcoin, ognuna con le proprie peculiarità: da Ethereum, a Litecoin, a Zcash, Dash e così via.

Che cosa non si può fare in Italia

I siti autorizzati, quindi regolari, non possono scambiare direttamente Bitcoin con gettoni o chips, ossia accettare scommesse che abbiano direttamente valore in Bitcoin e non nella valuta legale del paese, in questo caso l’ Euro. Chi dovesse operare in questo modo, è bene sottolinearlo, lo fa con un metodo che in Italia non è legale.

In Italia chi accetta il deposito con Bitcoin

In realtà quindi nessuno tra gli operatori autorizzati a gestire le scommesse sportive accetta le transazioni direttamente in moneta virtuale, dato che AAMS non ha ancora legalizzato l’uso delle criptovalute per le scommesse o i giochi online. L’unica possibilità arriva attraverso i siti – parliamo sempre di quelli autorizzati a operare in Italia – che accettano il portafoglio elettronico Neteller tra i metodi di pagamento. Si tratta di un metodo di pagamento molto simile a PayPal, accettato tuttavia da meno operatori e che consente di pagare o comunque effettuare transazioni funzionando come un vero e proprio Bitcoin Wallet.

Ovviamente, di fatto, pur usando moneta virtuale, Neteller trasformerà il tutto in Euro, oppure il contrario nel caso di un prelievo. Di fatto, per i bookmakers diventa un normalissimo metodo di pagamento con la valuta locale. Che poi chi paga lo faccia attraverso i Bitcoin è una questione che riguarda solo lui e Neteller, che svolge quindi una funzione di mediatore. In questo modo si perde una delle peculiarità della criptovaluta: infatti non si mantiene l’anonimato e quindi non c’è il rischio di riciclaggio di denaro. Tuttavia, diventa di fatto una transazione normalissima, come le altre.

Neteller è comunque accettato da NetBet, 888Sport, Betfair, Eurobet, Bet365, Bwin, Unibet, William Hill e Betclic, ma lo ripetiamo, per i bookmakers è un metodo di pagamento come un altro, attraverso il quale ricevono o cedono il denaro sempre e comunque in Euro.

Conclusioni

Mentre la Banca Centrale Europea sta valutando molto bene la questione dell’utilizzo della criptomoneta nella vita di tutti i giorni, per ora almeno per quanto riguarda le scommesse sportive in Italia, sempre da siti autorizzati, bisogna che chi gioca si adatti alle norme: quindi se vuole pagare in Bitcoin o in altre monete virtuali, di fatto lo deve fare attraverso Neteller e quindi in Euro e senza anonimato. Nessun bookmaker in Italia accetta il deposito in Bitcoin, né può accettarlo.

Una situazione che più avanti potrebbe cambiare, così come ci sono stati cambiamenti repentini in questi ultimi decenni proprio sulla base della rivoluzione telematica. Ma come ogni cambiamento epocale, bisogna farlo con molta attenzione ed evitando i cosiddetti “rischi della rete”. Specie in un territorio difficile come quello dei giochi e delle scommesse online.

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